Il ricarico medio diventa una spia di anomalie
 del 14 febbraio 2011

Condividi su: Facebook Twitter | vota su OKNOtizie | Stampa l'articolo Invia l'articolo | Diminuisci Ingrandisci
Un'iniziativa analoga a quella condotta nel bresciano è tuttora in corso in provincia di Pavia. In questo caso riguarda una serie di attività commerciali, tra le quali spicca la vendita al dettaglio di confezioni di abbigliamento (confezioni per adulti). Il metodo applicato ha individuato la percentuale di ricarico. L'ufficio locale ha seguito una serie di passaggi.
- La tabella e il calcolo. In primo luogo, ha costruito una tabella con i dati contabili di 375 aziende attive nella provincia e ha individuato nel 66,68% la percentuale media di ricarico del settore.
- L'applicazione agli acquisti. Poi ha applicato tale percentuale (66,68%) agli acquisti dichiarati da ciascuna impresa.
- La valutazione. Infine la differenza tra quanto dichiarato dal contribuente e il prodotto di tale calcolo è stata qualificata come un ricavo evaso.
Sono stati pertanto notificati, senza chiamare a un confronto il contribuente, gli atti di accertamento che hanno determinato:
a) il costo del venduto delle imprese partendo dalle esistenze iniziali di inizio anno, sommando gli acquisti di merce nell'anno e sottraendo le rimanenze finali dello stesso arco temporale;
b) la percentuale di ricarico applicata nelle vendite rapportando i ricavi conseguiti nell'anno col valore di tale costo del venduto.
In particolare, l'ufficio evidenziato ai contribuenti interessati che «da interrogazioni del sistema informativo dell'Anagrafe tributaria è emerso che, nel territorio della provincia di Pavia, per le aziende che svolgono la stessa attività, la percentuale di ricarico medio applicata sul costo del venduto è risultata pari al 66,68 per cento».
L'atipicità di tali situazioni è che le attività sotto osservazione sono sottoposte agli studi di settore e le rettifiche in questione sono state notificate ai contribuenti anche se hanno dichiarato ricavi congrui.
Lo studio di settore - come ha rilevato anche la Commissione tributaria di Brescia con la sentenza 146/7/10 - è uno strumento statistico per la determinazione dei ricavi delle singole attività economiche che tiene conto di numerose variabili e dati, singoli ed aggregati, elaborati con l'ausilio di sofisticate applicazioni statistiche. I risultati poi vengono testati e validati anche dai rappresentanti delle categorie economiche interessate.
Inoltre c'è un altro aspetto che merita di essere considerato. In presenza di accertamenti da studi di settore, gli uffici sono tenuti a osservare le regole procedurali fissate dall'amministrazione finanziaria con la circolare 19/E del 2010 che ha recepito l'orientamento espresso dalla giurisprudenza delle Sezioni unite della Cassazione sul tema.
Il documento di prassi conferma, infatti, che lo studio è una presunzione semplice che, da sola, non può costituire la motivazione di un accertamento, se non attraverso un adattamento della generica situazione ipotizzata da Gerico alla specifica casistica che interessa il contribuente.
© RIPRODUZIONE RISERVATA