La leggerezza di Valentino chiude le sfilate di Parigi
di Angelo Flaccavento del 26 gennaio 2012

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L'alta moda sembra un linguaggio distante anni luce dal tempo presente. Forse lo è, con i suoi rituali e le sue leggi, con le sue gerarchie cristalline, con le sue ricche clienti, prese e comprese da uno stile di vita, e da una serie di indulgenze e autoindulgenze, che le più non possono nemmeno immaginare. L'alta moda, però, è anche espressione di sapienza che va preservata, di manualità eccelsa, di perizia che è gioia pura dell'invenzione. È la cultura della moda nella sua essenza vera. E poi le clienti cambiano. Molte sono davvero giovani e per grazia e freschezza mettono nell'angolo le parruccone ingioiellate. «Abbiamo voluto creare una couture preziosa, ma non monumentale» spiegano Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli, i direttori creativi che, con visione e fermezza, stanno traghettando la maison Valentino nel nuovo millennio. Non rinunciano allo spirito jolie madame, che è nel dna della casa, ma lo declinano con una leggerezza tagliente, mai zuccherina, preziosa e fragile, che è nuova. Dalle celebrities alle favolose sconosciute che vanno mantenute anonime, sono in molte le donne che si sono fatte sedurre dalla lingua Valentino in questa versione contemporanea, In tempi di crisi, l'aumento dell'80% del fatturato couture è un dato che parla.
Ancor più perché spesso i dati, con il sogno della couture, fanno a cazzotti. «Per questa collezione – continuano i due, come sempre affiatatissimi – abbiamo cercato di descrivere il ritorno a una dimensione intima e vera del lusso, immaginando una figura di donna virginale e en plein air». Una donna che si veste di cotone prezioso, di incrostazioni di pizzo di cotone, di taffetas a motivi floreali che la tessitura chaîne rende evanescenti come pastelli settecenteschi; una donna che ama le sfumature di bianco e che porta pure i pantaloni, con camicie incrostate di ricami che paiono gocce di rugiada, tanto sono delicati. In un mondo dove si scalcia e si urla per guadagnar la ribalta e l'attenzione, Chiuri e Piccioli vanno controcorrente e propongono grazia, ritrosia, una sofisticata naturalezza come antidoto alla volgarità che avanza. Nessuno statement moralistico, intendiamoci: sono gli abiti a parlare, con la loro deliziosa delicatezza. Il mondo è pronto a cambiar parametri? Si direbbe di sì, a giudicare dalla standing ovation. Per una di quelle strane congiunture della moda, all'esatto opposto dello spettro, anche la collezione Artisanal della Maison Martin Margiela è percorsa da ventate di dolce intimismo. Però, trattandosi di una casa che ha fatto della ruvidità poetica la propria sigla di stile, si tratta di un intimismo diagonale, storto, che diverte per l'idea e sorprende per l'inventiva. Camice realizzato con tovaglie ricamate del XVIII secolo? C'è. Abito di fodere di cuscini? C'è anche quello. Tailleur pantalone interamente ricamato di bottoni di madreperla, come quelli dei "pearly kings & queens" inglesi? Idem. E c'è pure il cappotto realizzato di corde e funi, quello interamente ricoperto di cappucci di tappi e carta di alluminio, la giacca fatta di braccialetti brasiliani e molto altro. Ecco, un lavoro del genere, che se si vuole è una espressione certosina della cultura del riciclo e del riuso, è uno dei motivi che ci fanno dire che la couture è un'arte più viva che mai, e essenzialmente contemporanea. Certo, prodotti del genere sono forse solo esercizi di stile, ma molto nasce da queste trovate, non ultimo un invito a riscoprire la lentezza, che la moda ha dimenticato. Lentezza che farebbe bene, ad esempio, a Jean-Paul Gaultier, il cui talento, sotto la pressione delle uscite continue – uomo, donna, couture – rischia di perdersi. Non convince molto la Amy Winehouse alla francese di Gaultier Paris, infatti: un pout pourri di vitini di vespa, giacche da motociclista, lustrini e cotonature. È un peccato, perché, sotto lo styling confusionario, stanno abiti bellissimi, disegnati da un maestro.
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