Il gallerista ora cambia pelle
di Sara Dolfi Agostini del 21 aprile 2012

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C'è aria di cambiamento nel panorama galleristico italiano. Tre attori – Franco Soffiantino a Torino, Nicoletta Rusconi a Milano e Studio la Città a Verona – provano a cambiare le regole del gioco. A inaugurare il trend è stata Emi Fontana, che nel 2009 lasciò il suo spazio milanese per costituire a Los Angeles «West of Rome», agenzia di produzione di progetti di arte pubblica finanziata da sponsor e dalla vendita di opere. Stavolta il punto di partenza non è la scelta di un nuovo contesto lavorativo, bensì il rifiuto del diktat fieristico che impone spese esorbitanti, circa 150mila euro, per partecipare a quattro fiere all'anno, calendari rigidi e strategie commerciali troppo condizionanti.
Per Studio La Città, che ha partecipato alla sua prima fiera nel 1973 a Colonia e dal 1974 è a Basilea, la decisione segna la fine di un'epoca ed è irreversibile. «Ormai passavo da una fiera all'altra senza poter neanche puntare sui giovani per una questione di recupero dei costi», spiega la titolare, Hélène de Franchis. Da gennaio sta ristrutturando l'attività con una maggiore concentrazione sugli artisti, promossi tramite esposizioni in galleria e in spazi pubblici. «A settembre, durante la Biennale Architettura, organizzerò una mostra della fotografa Lynn Davis al Museo Correr di Venezia: con un budget inferiore a quello per una fiera produco evento e catalogo», racconta. La sua idea è programmare cinque progetti pubblici l'anno e sostenere di più gli artisti nelle mostre istituzionali perché ormai tutti i musei, compreso il Centre Pompidou, invocano contributi ai galleristi per costi di trasporto e produzione delle opere.
Al contrario, Franco Soffiantino, direttore dell'omonima galleria, abbandona le fiere perché stanco di un sistema spesso parziale che ha preso il sopravvento nel mondo dell'arte. «Sono le gallerie che presiedono i comitati di selezione a stabilire chi è ammesso in fiera», afferma, evidenziando i conflitti d'interesse. Nel suo cambio di rotta verso un maggior supporto dei propri artisti nelle mostre museali, aggiunge però un elemento di rottura rispetto al tradizionale mestiere di gallerista: abbandona lo spazio espositivo. «È in atto una crisi di valori nel sistema: il pubblico viene in galleria solo il giorno dell'opening e la mostra neanche la vede», ammette. Motivo per cui d'ora in avanti assumerà il nome Franco Soffiantino Art Productions e si doterà di un ufficio da dove continuerà l'attività di vendita al collezionismo, ma solo con le opere prodotte per i musei.
Per Nicoletta Rusconi la diatriba con l'universo fieristico deriva da un mancato riconoscimento del suo lavoro. «Quando avevo la galleria Fotografia Italiana le fiere mi bloccavano perché non avevo una programmazione internazionale – spiega –. Oggi che ce l'ho, invece, prediligono le giovani gallerie berlinesi che conferiscono un'immagine trendy». Dunque, non potendo far crescere la sua galleria attraverso il canale fieristico straniero, Nicoletta Rusconi ha deciso di chiuderla a giugno e proseguire la propria attività creando – da settembre – un'agenzia di comunicazione per la realizzazione di progetti di arte contemporanea. Due i punti cardine dell'iniziativa: anzitutto, far conoscere gli artisti italiani all'estero nel circuito delle gallerie e attraverso eventi privati finanziati da aziende; quindi, promuovere l'arte in Italia con un'attività di intermediazione nel mercato secondario e un progetto di residenze d'artista a Piacenza, Venezia e Roma, orientate alla produzione di mostre.
A oggi è difficile delineare il profilo giuridico di queste iniziative. Sono gallerie, agenzie, studi di advisory o di consulenza strategica? La questione necessita un approfondimento, se non altro per fornire un'alternativa certa agli operatori del settore che, per promuovere i propri artisti, sono stati finora costretti a confrontarsi con un sottobosco di fiere non sempre all'altezza della situazione o a finanziare mostre museali a fondo perduto.
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