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Il welfare riparte dall'azienda «Il mio mestiere è contrattare e io contratto». Questo approccio di cui si fa interprete il segretario generale della Cisl Lombardia, Gigi Petteni, sul territorio e in azienda ha fruttato 600 accordi "creativi", o "innovativi", se si preferisce, protagonisti della fiera della contrattazione organizzata dalla Cisl che si chiude oggi a Bergamo. Ci sono, per esempio, Patheon e Roche che hanno finanziato gli asili e il diritto allo studio, Tecnofar che ha aderito al fondo di sanità integrativa "Arcobaleno", Unicredit di Milano che ha avviato un progetto di Telelavoro contrattato, la Lanfranchi che è uno degli esempi più interessanti di flessibilità contrattata. O la Indesit che ha dato incentivi alle aziende che hanno assunto lavoratori in esubero. Welfare contrattuale, orari, difesa del reddito sono i temi dominanti dei contratti più innovativi, ma l'innovazione è servita in molte aree anche a salvare posti di lavoro o a ritrovarne. E in questo la Lombardia è senz'altro un territorio che ha dimostrato molta più virtù di altri ed ha negoziato un po' meglio il mantenimento del posto di lavoro o il ricollocamento grazie alle politiche attive. Petteni, ieri, a Bergamo ha ricordato che in Lombardia dal primo aprile 4.470 aziende hanno chiesto la cassa in deroga per un totale di 30.590 lavoratori. Di questi, il 15% delle imprese e il 38% dei lavoratori vivono situazioni che prevedono ristrutturazioni, esuberi e cessazione di attività. Fin qui il dato negativo. Poi però girando la medaglia si scopre che allo stesso tempo sono 74mila i lavoratori di aziende in cassa che hanno potuto avere un sostegno con lo strumento della dote: il 60% in formazione e il 40% in servizi al lavoro. Di questi, circa il 16% ha perso il posto di lavoro, ma il 27%, ha ottenuto una nuova occupazione. Gli altri stanno continuando presso l'azienda di provenienza. Tornando ai 600 accordi presentati alla fiera della contrattazione, Giorgio Caprioli (Cisl) che ha letto e analizzato le intese, spiega che «ci sono tante spinte innovative. Nel secondo livello la più frequente in questa fase è senz'altro quella di chiedere e ottenere anziché salario, welfare. E quindi si moltiplicano le intese che prevedono il pagamento da parte dell'azienda della retta dell'asilo, o dei libri di testo. O ancora la previdenza e l'assistenza sanitaria integrativa». Caprioli continua la sua lettura dicendo che «la previdenza integrativa è ben coperta dalla contrattazione nazionale. Non è così invece per l'assistenza sanitaria integrativa che è coperta da pochi contratti». E il welfare contrattuale sta andando proprio in questa direzione. Tra le categorie la meno virtuosa è senza dubbio «quella dei lavoratori pubblici che sono i meno coperti», mentre la più virtuosa «quella dei chimici – osserva Caprioli –. Gli ultimi ad esplorare questi temi sono stati invece i meccanici». Se nel capitolo spesa sociale sono più innovativi i chimici, in quello crisi e premio di risultato lo sono di più i meccanici che hanno sperimentato turnazioni nuove, così come premi di risultato agganciati a tanti ami, tra cui quello più nuovo è senz'altro la presenza. Ma non solo. Ci sono anche accordi che «hanno previsto un'erogazione parziale del premio di risultato in cambio dell'assunzione a tempo indeterminato di lavoratori che erano assunti come interinali o a tempo determinato». Se invece parliamo di inquadramento e di riforma dell'inquadramento allora primeggiano gli alimentaristi. Tra le spinte verso l'innovazione, una molto forte è arrivata dalle crisi aziendali. Così aziende come Indesit o come Electrolux (si veda articolo di lato) hanno gestito gli esuberi con incentivi «ai lavoratori che hanno dato le dimissioni volontarie e alle aziende che li hanno assunti». © RIPRODUZIONE RISERVATA |
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