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Autogrill a due velocità, meno ristoranti su strada più business in aeroporto Autogrill? Un gruppo che viaggia a due velocità. Da un lato, la vendita in aeroporto di profumi, dolci, tabacchi e liquori (il Travel Retail & Duty-free); dall'altro, i ristoranti e i bar lungo le strade, in stazione e negli stessi scali aerei (il Food & Beverage). La prima un'attività in crescita che, nel 2011, ha aumentato ricavi e redditività (l'Ebitda margin era al 12,5%). Il secondo un business che rallenta, in particolare lungo le autostrade europee, con la marginalità in calo al 10,3%. Il mix, a ben vedere, nello scorso esercizio non ha impedito al gruppo di realizzare un utile in rialzo del 22,1%. E tuttavia, la difficoltà del Food&Beverage (F&B), soprattutto nel Vecchio continente, prosegue nel 2012 (-3,8% nei primi due mesi dell'anno). Certo, hanno pesato fattori contingenti (come il maltempo). E, tuttavia, il gruppo stima sull'esercizio in corso risultati globali stabili. Previsioni che hanno fatto storcere il naso agli analisti i quali, peraltro, sottolineano come la redditività del F&B debba risalire. Ristorazione: l'autostrada frena Già, risalire. La crescita dell'Ebitda margin nella ristorazione è un must per la stessa azienda: l'obiettivo, non entro il 2012, è di riportarlo verso il 13%. Un target ambizioso: come raggiungerlo? La strategia passa dagli scali aerei. Il canale aeroportuale, ora il 47% dei ricavi della ristorazione, a tendere supererà il 50 per cento. Un andamento conseguenza, da un lato delle stesse strategie aziendali; dall'altro, dall'evoluzione socio-economica del business. I ricavi del F&B legati all'asse autostradale, infatti, dipendono dall'economia in cui questo si trova. A fronte di una congiuntura debole, o in recessione come per l' Italia, le famiglie spesso rinunciano al viaggio. Non solo: calano i commerci e, quindi, il trasporto su gomma. Il risultato? Il minor traffico (nel 2011 sulle autostrade del Belpaese è sceso dell'1,1%) riduce la spesa per il classico panino e la bibita. Anche perchè chi, comunque, si mette al volante ha una propensione al consumo ridotta: fa sì la sosta, ma al massimo beve il caffè. E non basta. Oltre a questi aspetti "locali" c'è poi la spada di Damocle più «globale»: cioè, il caro petrolio. Il rincaro della benzina (in Italia verso i due euro al litro) è un disincentivo all'uso dell'auto. Così, in un simile scenario, si comprende la difficoltà del canale autostradale. Certo, è ben vero che il gruppo è capace di sovraperformare i volumi di traffico: in media, è l'indicazione di mercato, rispetto a questi ultimi i suoi ricavi sono anche del 3-4% superiori. Tuttavia, soprattutto in Europa dove la crisi morde di più, i problemi non mancano. Gli aeroporti negli emergenti Il discorso cambia, invece, per gli aeroporti: qui il fluire dei passeggeri porta con «sé» i Pil di Paesi diversi. Negli hub internazionali il nuovo ricco, soprattutto degli Stati emergenti, mette mano al portafoglio. Così, Autogrill guarda al business dell'aria per aumentare e ulteriormente diversificare le entrate del F&B. Già, ma quali i Paesi nel suo radar? Il focus è su diverse aree. C'è il Far East. In India per esempio, dove la società è presente in 5 aeroporti tra cui Mombay, Bangalore e Hyderabad, il management del gruppo vuole ancora crescere. La controllata indiana, peraltro, è la testa di ponte che sta permettendo ad Autogrill di vincere concessioni in quel di Dubai. E il Medio Oriente, si sà, è un crocevia essenziale nel traffico aereo. Poi, rileva l'America latina: qui diversi governi hanno avviato programmi di privatizzazione. In Cile e in Messico, per esempio, già presidiati da autogrill nel duty-free aeroportuale, l'intenzione è di portare anche la ristorazione. Meglio se attraverso la partnerhip con un operatore locale. E il Brasile? Lo stato carioca indubbiamente interessa: a Rio, però, la presenza del concorrente Dufry crea qualche impasse. Come superarlo? È presto detto: preferibilmente con un partner. La riorganizzazione in Europa Al di là degli emergenti, quale invece la strategia in Europa del F&B che, senza tener conto dell'Italia, vale il 20% dei ricavi? Nel Vecchio continente, secondo gli analisti, è più difficile recuperare redditività: da un lato, in un business labour intensive, la minore flessibilità sul lavoro è un limite; dall'altro, la congiuntura negativa (cui si aggiunge il caro materie prime) è difficile da contrastare. Autogrill si muove su più fronti. Il primo è la razionalizzazione del portafoglio: tagliare i punti di ristorazione inefficienti e uscire da alcuni mercati. In tal senso, quello austriaco è tra i possibili indiziati. Poi, c'è l'intenzione, al di là dell'Italia, di rafforzare la presenza nei Paesi più profittevoli: la Francia, la Svizzera e il Belgio. In particolare, attraverso l'intesa con Starbuck, saranno aperti nuovi store in Europa: nel 2012 i punti vendita con il marchio della «sirena a due code», magari più piccoli da inserire per esempio nel corridoio di un aeroporto o di una stazione ferroviaria, dovrebbero essere raddoppiati. Infine, ci sarà la gestione centralizzata da Milano di alcune attività, quali ad esempio gli investimenti sulle forniture, per ridurre i costi. L'intera strategia vedrà, giocoforza, impegnate risorse. Il Capex, secondo quanto indicato dall'azienda, sarà in linea con quello del 2011 e oltre l'80% sarà assorbito nel F&B. Una parte, evidentemente, andrà all'Europa. Ma l'impegno è ovviamente anche extra-europeo. Negli Usa, per esempio, nei primi mesi del 2012 saranno aperti 140 nuovi ristoranti. La scommessa è di sfruttare la congiuntura statunitense attualmente più favorevole, nella speranza non rallenti anch'essa. Il duty-free e l'internazionalizzazione Le difficoltà del F&B non sono, però, replicate nel duty-free. Il legame «genetico» con l'aeroporto ne facilita lo sviluppo. Autogrill, anche grazie alla controllata inglese World Duty Free (Wdf) e alla spagnola Aldeasa, è presente in Gran Bretagna (47% dei ricavi del Tr&Df), la Spagna (31%), Sud America (8%), Nord America (5%), Medio Oriente (5%) e resto del Mondo (4%). L'internazionalizzazione, insomma, è molto spinta. Ed è anche grazie ad essa che, con i tempi dettati dal rinnovo delle concessioni, il peso del Tr&Df sul fatturato globale di Autogrill salirà: nel 2011 valeva il 31%, a fine 2012 potrebbe assestarsi attorno al 35%. La dinamica, inevitabilmente, avrà un impatto anche sul peso relativo dei ricavi generati in Italia, molto legati alle autostrade. Certo, di recente sono comparsi rumors di un interesse per Adr Retail. La newco, nella quale verranno conferiti tutti gli asset relativi alla gestione delle attività commerciali negli aeroporti romani di Fiumicino e Ciampino potrebbe, infatti, essere nel mirino di Aldeasa. Tuttavia lo scenario sembra delineato. Così com è definita la strategia della società nella crescita per linee esterne: la strada maestra, salvo occasioni irripetibili, è più la partnership che lo shopping. Anche perchè, è opinione degli esperti, sono state da poco digerite le operazioni su Aldeasa e Wdf. E poi, sempre secondo gli analisti, l'indebitamento netto non è così basso. La posizione finanziaria netta, a fine 2011, era negativa per 1,55 miliardi. Il risultato, anche, di un cash flow operativo in calo rispetto al 2010 a causa dell'aumento del circolante. La situazione, però, non preoccupa la società. Autogrill ricorda la sua capacità storica di generare cassa. E, nel 2012, l'indicazione è per un miglioramento della posizione finanzia netta. © RIPRODUZIONE RISERVATA |
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