C'è un fiume di denaro che fa gola anche alle cosche
 del 28 marzo 2012

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Se 1,6 miliardi (o forse più) vi sembrano pochi, state certi che per gli appetiti delle cosche della Piana di Gioia pochi non sono. Un enorme volano per lo sviluppo dell'area portuale ma anche un dolce irresistibile per le "famiglie". Nei giorni e nelle ore in cui continua il dibattito sul futuro dello scalo calabrese, è giusto fare due conti (per difetto) sulle risorse che arriveranno o stanno già affluendo nell'area portuale.
Innanzitutto quelle previste per il rigassificatore di cui si parla da anni e che è in attesa di essere sbloccato dal Consiglio superiore dei lavori pubblici. L'investimento inizialmente previsto era di circa 900 milioni ma ormai si viaggia verso il miliardo o forse più. Nonostante i protocolli di legalità e il continuo presidio di Forze dell'ordine, le cosche già da tempo stanno studiando come avvicinarsi a quel miliardo che considerano una riserva di ossigeno incredibile per i portafogli sempre più colpiti da sequestri e confische, oltre che per riaffermare il controllo del territorio.
Da loro potrebbero infatti, ancora una volta, dipendere non solo le assunzioni ma anche la filiera dei subappalti e dei servizi. «Il progetto del rigassificatore è quasi ultimato – spiega Salvatore La Rocca, segretario regionale Filt Cgil e segretario confederale del comprensorio della Piana di Gioia Tauro – e si parla di 600/700 assunzioni nella fase di avvio e un centinaio a regime. Un investimento strategico anche per la piastra del freddo che potrebbe davvero essere un supermercato aperto sul mondo delle nostre industrie della filiera agricola. Sicurezza e legalità devono essere garantite».
Ci sono poi oltre 500 milioni tra accordo di programma quadro e investimenti di Rfi che dovrebbero servire per riconvertire o costruire infrastrutture carenti. Altri 90 milioni sono quelli che la Regione ha messo da tempo sul piatto dello sviluppo e almeno 23 quelli che dovrebbero andare per il polo tecnologico.
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