Rischio sisma, aiuti ai privati
di Alessandro Arona del 28 marzo 2012

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ROMA
Il Governo ha messo a disposizione quasi un miliardo di euro (965 milioni), tra il 2010 e il 2016 per la prevenzione anti-sismica, ma pochi lo sanno. Dopo un primo esperimento da 42,5 milioni nel 2010-2011 (quasi tutti spesi), ora parte una seconda e più sostanziosa tranche da 145,1 milioni, che per la prima volta riguarderà anche gli edifici privati.
Le risorse arrivano dall'articolo 11 della legge post-terremoto in Abruzzo (la n. 77/2009), e la seconda annualità (2011) è stata sbloccata nei giorni scorsi con la pubblicazione in Gazzetta del l'Ordinanza del presidente del Consiglio n. 4007 del 29 febbraio, mentre a breve sarà in pubblicazione la ripartizione dei fondi alle Regioni.
«Si tratta del primo programma sistematico di prevenzione sismica mai realizzato in Italia», spiega Mauro Dolce, dal 2006 capo dell'ufficio Rischio sismico e vulcanico della Protezione civile. I finanziamenti saranno assegnati alle Regioni e poi ai Comuni a più elevato rischio sismico (sul sito di «Edilizia e Territorio» la mappa dettagliata e i testi dell'Opcm 4007). Le quote più consistenti andranno a Calabria, Sicilia e Campania, poi Friuli, parte del Veneto, Emilia Romagna, Umbria, Abruzzo, Molise, Marche, parte del Lazio, Toscana, Basilicata.
Ma un miliardo di euro è tanto o poco? «È tanto rispetto a quanto fatto finora – risponde Dolce – e possono diventare 1,5-2 miliardi con i co-finanziamenti regionali e privati. Dopodiché, certo, per mettere in completa sicurezza sismica gli edifici pubblici e privati in Italia servirebbero 100-300 miliardi». «Occorre considerare, però – aggiunge – che i terremoti degli ultimi 50 anni sono costati circa 150 miliardi e 4.500 vittime».
La prima tranche 2010, i 42,5 milioni sbloccati dall'Opcm 3907 uscita il 1° dicembre 2010, era destinata per 4 milioni a indagini di microzonazione sismica, per 34 mln a interventi su edifici pubblici e per altri 4 milioni a infrastrutture. Un esperimento che alla Protezione civile considerano di successo.
Ora con la seconda tranche c'è un salto quantitativo, da 42,5 a 145,1 milioni; e per la prima volta una quota consistente dei fondi, da un minimo di 26 a un massimo di 52 milioni di euro, dovranno essere assegnati ai privati, con bandi comunali, per la messa in sicurezza anti-sismica delle loro abitazioni. Una sfida difficile, perché i fondi statali copriranno solo una quota minoritaria della spesa, oscillante fra il 20 e il 60% circa a seconda del tipo di intervento e delle condizioni dell'edificio, e il resto dovranno metterlo i privati. I quali, però, potranno beneficiare anche delle detrazioni Irpef del 36% (sulla parte da loro cofinanziata), arrivando così a una copertura dei costi complessivi stimabile fra il 50 e il 75 per cento.
Alla microzonazione sono assegnati 10 milioni (devono essere co-finanziati dalle Regioni o dai Comuni almeno al 40%;); 130 milioni insieme alle categorie degli interventi su «edifici e opere pubbliche d'interesse strategico» e edifici privati (a questi ultimi il 20-40%, a scelta della Regioni); e infine 4 milioni per altri interventi urgenti e indifferibili.
Per gli edifici privati di “rafforzamento locale” i contributi sono pari a 100 euro a metro quadrato di superficie lorda coperta dell'edificio («Questo – spiega Dolce – copre circa il 50% del costo, o anche più»); per il miglioramento sismico si sale a 150 euro/mq («Il costo di questi interventi – dice Dolce – è di solito di 400-500 euro/mq»).
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