Opa Benetton in porto, via al delisting
 del 31 marzo 2012

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MILANO
L'Opa su Benetton è andata virtualmente in porto. A ieri, ultimo giorno dell'offerta, le adesioni pervenute consentono a Edizione di elevare al 92,37% la percentuale di controllo. La holding ha già annunciato che rinuncerà alla condizione, cui era subordinata l'Opa, di raggiungere la soglia del 95%, ritirando comunque i titoli consegnati. A questo punto, l'offerta dovrà essere prolungata per altre 15 sedute di Borsa, sempre allo stesso prezzo di 4,6 euro per azione, e, terminati anche i tempi supplementari, il titolo Benetton sarà comunque ritirato dalla quotazione a Piazza Affari.
L'Opa era stata lanciata sul 25,15% del capitale in mano al mercato, considerato che Edizione holding deteneva già una quota del 67,08% e che il 7,7% era costituito da azioni proprie. Nel dettaglio, secondo i dati preliminari comunicati dagli intermediari incaricati – Banca Imi, Mediobanca e UniCredit – risultano portate in adesione 31.994.105 azioni, pari a circa il 69,65% di quelle oggetto dell'offerta (corrispondenti al 17,51%% del capitale di Benetton) per un controvalore complessivo di 147,17 milioni di euro.
Il difficile, però, comincia ora. L'operazione è finalizzata a gestire il rilancio del gruppo, che è stato all'origine delle fortune della famiglia di Ponzano Veneto, con maggior flessibilità e senza l'assillo di dover consegnare risultati ogni trimestre. Il processo di ripensamento del business model, dall'esito comunque incerto, potrebbe infatti avere impatto nel breve termine sulla profittabilità e sulle performance finanziarie della società. Benetton non è in perdita, ma le vendite si sono adagiate da una decina d'anni intorno ai 2 miliardi e il margine Ebit si è ridotto al 13,2% del 2004 al 7,6% del 2011.
Si tratta di invertire la tendenza. Un compito non facile che impegnerà nei prossimi mesi soprattutto Alessandro Benetton, candidato alla prossima assemblea a subentrare al vertice della società al padre Luciano che lascerebbe la carica operativa per la presidenza onoraria. Da affrontare, in particolare, due ordini di problemi. Gli analisti di Equita, in un recente report, avevano sottolineato il posizionamento geografico sfavorevole della rete Benetton, con le vendite concentrate per il 40% in Italia e per un altro 20% in Spagna, Portogallo e Grecia, in pratica i Paesi più colpiti dalla crisi dell'eurozona. Altra questione è l'elevato ammontare dell'indebitamento, con una posizione finanziaria netta negativa per 548 milioni e, soprattutto, 400 milioni da rifinanziare entro settembre a tassi certamente in aumento.
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