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L'Aquila ha perso il commercio I soldi ci sono. Ciò che è mancato è stata la capacità di spenderli, e bene, per la ricostruzione e per la ripresa. Tre anni dopo il terremoto che nella notte tra il 5 e il 6 aprile del 2009 distrusse il centro storico dell'Aquila e di molti altri piccoli paesi abruzzesi lasciando 309 vittime sotto le macerie, anche l'economia della provincia resta in forte sofferenza. «Il paradosso più grave è che in una città che avrebbe dovuto diventare il cantiere più grande d'Europa – racconta Giuseppe D'Amico, direttore di Confindustria Abruzzo – proprio il settore edile è quello più in sofferenza». È n nelle costruzioni, infatti, che «si registra il maggiore calo degli occupati e il maggiore utilizzo della cassa integrazione». Una situazione che pesa per tutto l'indotto e su cui il ritardo dei pagamenti da parte della pubblica amministrazione brucia come il sale sulle ferite. È l'emblema «di ciò che poteva essere e non è stato». Il ministro per la Coesione territoriale, Fabrizio Barca, che ieri nha incontrato i sindaci dei comuni colpiti dal sisma del 2009, ha invitato gli aquilani a «sostituire la "speranza" con la "fiducia"» che, a differenza della prima «non ha bisogno di un messia» ma si basa sulla «reciprocità». Non è un passaggio facile per chi, a tr e n anni di distanza, deve fare ni conti «con la casualità fatta sistema», per usare le parole di Celso Cioni, direttore della Confcommercio della città. « A nncora oggi manca nuna strategia mirata e condivisa, con le giuste priorità, anche per il lavoro. Abbiamo ricostruito chiese, case, teatri ma nessuno si è preoccupato delle attività produttive». Tradotto in numeri, significa che su 900 imprese commerciali che prima del terremoto erano presenti nel centro storico dell'Aquila, poco più di 600 si sono «ricollocate autonomamente» nei sei mesi successivi, «assicurando, tra l'altro, i servizi essenziali agli sfollati e ai soccorritori». Ma ce ne sono ancora duecento che «in assenza di un progetto vero sulla città, sono nel limbo, vittime dell'ignavia istituzionale. Solo 35 piccoli negozi sono riusciti a riaprire nel centro storico, grazie all'agibilità parziale». Un esempio per tutti è il mercato ambulante di piazza Duomo, «dove si svolgeva dal 1308, ogni giorno». A tre anni dal terremoto i 130 commercianti non dispongono ancora di una sede adeguata, nonostante sia stata individuata la nuova collocazione in piazza d'Armi, fuori dalle mura. «In tutto questo tempo non si è riusciti a fare un semplice spiazzo». Ora i lavori sono ripartiti e dovrebbero essere completati per fine mese. «A giugno forse potranno essere assegnati i posti ai commercianti». E mentre l'industria ha patito di meno le conseguenze del sisma, p ner gli artigiani la situazione è ancora più pesante. «Il 40% delle imprese non ha ancora ripreso l'attività» racconta Agostino Del Re, direttore della Cna provinciale. « C nhi lo ha fatto – n aggiunge – n ha dovuto impegnare risorse proprie , n affittando spazi nei capannoni o nei centri commerciali fuori dal centro, pagando fino a 2mila euro al mese ndi affitto». Artigiani e commercianti riconoscono al governo Monti il merito di aver riaperto il dialogo su basi nuove che, si spera, aiutino a superare le contrapposizioni tra Comune e Regione. Divisioni che non hanno giovato alla ricostruzione e nalla ripresa. «Il problema non sono le risorse» ha rassicurato il ministro Barca. «I 5 miliardi e 700 milioni di euro ancora non assegnati sono assolutamente adeguati per l ' navvio della ricostruzione dei centri storici. Non c ' nè una gara tra centri storici e periferie o una gara fra L ' nAquila e gli altri comuni». Non basteranno. «Lo sappiamo fin da ora. Quando saranno necessarie – n ha detto – n ci saranno come ci sono state come in tutti gli altri terremoti nel Paese». Ma allora cosa è mancato in questi tre lunghissimi anni? La risposta più efficace e più triste è quella dall'arcivescovo della città, Giuseppe Molinari: «È mancata soprattutto l'unità: tra le istituzioni, nel nla politica, tra le varie amministrazioni è mancata l'unità per raggiungere l'unico obiettivo comune: la ricostruzione . La politica ha fallito n». © RIPRODUZIONE RISERVATA |
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