Blahnik: «Vorrei formare i giovani»
di Chiara Beghelli del 11 maggio 2012

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«È dal 1972 che vengo in Italia, e ho sempre qualcosa da imparare, ma in questo momento mi sembra che il Paese stia perdendo in cultura, creatività, artigianalità, soprattutto a causa della sua classe dirigente»: Manolo Blahnik non è un fan dell'antipolitica, ma uno dei più celebri designer di scarpe del mondo che ha fatto dell'Italia il suo Paese d'adozione. A Milano, nello store Excelsior, presenta una preview della sua collezione A-I 2012-13, fra ricami lucenti e fibbie dall'aria settecentesca, anche se il suo tempo italiano lo passa soprattutto a creare e seguire la produzione delle sue creazioni nei laboratori calzaturieri di Vigevano, Parabiago e Cerro Maggiore. «Il momento è difficile anche per noi, per esempio non riusciamo a trovare le pelli di coccodrillo che ci servono, troppo costose», spiega Blahnik, che nonostante la congiuntura non proprio serena difende con orgoglio la sua indipendenza dai grandi gruppi del lusso: «Ho avuto molte richieste, ma continuo a dire di no perché non voglio che altri mi dicano come fare le mie scarpe. I soldi non sono la mia priorità. Piuttosto voglio formare i giovani, avere più tempo per incontrarli nelle scuole, per esempio la Ars Sutoria qui a Milano. Dove si insegna a fare scarpe in quel modo tutto italiano che adoro».
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