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Stop all'art de la table largo ai monili in argento Chi l'ha detto che un gioiello dev'essere fatto in oro? Non certo Giovanni Raspini, l'architetto-argentiere aretino che, dopo aver lanciato gioielli in bronzo bianco, punta ora a dimostrare con la collezione Logo, che sarà presentata a Vicenzaoro Spring, che anche il classico argento, se rinnovato nei volumi e nelle finiture, può dar vita ad affascinanti anelli, bracciali, orecchini. «È il concetto stesso di prezioso – spiega Raspini – che oggi si è modificato: mentre prima era prezioso ciò che aveva un valore intrinseco, oggi è tale ciò che ha creatività, identità, segno, marchio. Altrimenti come potrebbero essere chiamati gioielli quelli in resina, in metallo o in ottone e pietre dure fatti da Prada, Chanel o Balenciaga?». Per questo, secondo Raspini, la "vecchia" distinzione tra bigiotteria, oreficeria e gioielleria ormai non ha più senso, anche perché – complice l'impennata del prezzo dell'oro – è caduto il "mito" dei 18 carati, sdoganando titoli come i 9 carati. Negli ultimi quattro anni l'imprenditore ha rivoluzionato la sua Argenterie Giovanni Raspini di Pieve al Toppo, focalizzandosi sulla gioielleria in argento (che oggi rappresenta il 70% del fatturato) a scapito dell'argenteria per la casa e la tavola. E, nonostante le dimensioni contenute (10 milioni i ricavi 2011), ha imboccato la strada dei negozi monomarca, che si aggiungono ai 400 concessionari plurimarca in Italia e ai 200 all'estero. Per adesso le boutique Raspini sono quattro – a Milano, Roma, Arezzo e Monaco di Baviera – alle quali in settembre si aggiungerà quella di Napoli. «Nel 2013 vorrei aprire una decina di negozi, ma occorrerà trovare dimensione e location adeguata», conclude Raspini. Nel frattempo continua a disegnare, fare prototipi e produrre tutto nell'azienda alle porte di Arezzo, dove lavorano 45 persone. © RIPRODUZIONE RISERVATA |
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