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Peuterey scommette sul retail «tecnologico» FIRENZE. Dal nostro inviato C'è entusiasmo nel grande stand Peuterey al Pitti Uomo, allestito nell'area monumentale, tra le più suggestive della Fortezza da Basso. Soprattutto c'è un gran via vai: il gruppo guidato da Francesca Lusini negli ultimi anni è cresciuto grazie a un mix di ricerca sui materiali, scelte vincenti di marketing, distribuzione e comunicazione e progetti creativi speciali: durante l'ultimo Salone del mobile, ad esempio, in occasione dei dieci anni di Peuterey, il marchio ha presentato due giacche, firmate dal designer Karim Rashid e dall'artista canadese Terence Koh. «Siamo nati come "specialty brand" e ci siamo fatti conoscere per giacche e piumini, ma il termine capospalla o, appunto, piumino, è sempre stato un po' riduttivo – racconta Francesca Lusini, presidente del gruppo Peuterey, cui fanno capo anche i brand GeoSpirit, Aguille Noire e, da pochi mesi, Post Card –. Fin dall'inizio abbiamo creato uno stile Peuterey: per questo possiamo oggi aspirare a essere un vero e proprio lifestyle brand, per questo apriremo altri negozi monomarca, dopo il successo del flagshipstore di via Spiga, aperto a Milano nell'ottobre 2011, e per questo abbiamo già ingrandito la gamma di prodotti. Per le camicie ad esempio abbiamo stretto una partnership con Bagutta, ma l'idea è di arrivare a un total look Peuterey». Il piano retail è ambizioso sia dal punto di vista quantitativo sia da quello qualitativo: «La prima tappa è Roma, dove abbiamo trovato una location perfetta in via Borgognona. Seguiranno, entro il 2012, Cortina, nel centralissimo corso Italia, Berlino, sulla Kurfürstendamm, la via dello shopping più frequentata e prestigiosa della città, e Anversa – spiega Francesca Lusini –. La città belga ha una doppia valenza: il Benelux è una delle aree di riferimento per il nostro gruppo e Anversa è una città in perenne fermento creativo, con scuole di moda e design tra le migliori d'Europa. Ci piace legare il marchio Peuterey a un'idea di contaminazione con il design e l'arte, come dimostra la collaborazione con Karim Rashid e Terence Koh, un esperimento che, chissà, potremmo ripetere». Oggi aprire i negozi è una priorità per molti marchi, i più lungimiranti hanno capito però che i clienti sono sempre più esigenti, dai monomarca si aspettano molto più che un'ampia offerta di prodotti e accessori da comprare. «Siamo convinti che i negozi non servano solo per vendere, ma per trasmettere contenuti, a partire dalla storia e dai valori del brand – conferma la presidente di Peuterey –. Oggi questo vuol dire inevitabilmente anche contenuti digitali, che per noi restano nello "spirito", nel fil rouge delle collezioni: abbiamo sempre investito in ricerca e innovazione, è naturale che anche i nostri negozi siano all'avanguardia dal punto di vista tecnologico. Il concept che vedremo a Roma, Cortina, Berlino e Anversa, di cui preferisco non dire di più per fare una sorpresa a tutti quelli che verranno a trovarci, è innovativo anche per l'uso degli spazi e dei materiali». Nel 2011 il gruppo Peuterey ha raggiunto i 100 milioni di ricavi, con un ebitda molto alto (25 milioni) e nel 2012 «dovremmo crescere di un altro 10%», conclude Francesca Lusini. «E poi abbiamo di fronte una bellissima, nuova sfida, oltre a quella di rimanere coerenti e concentrati sui valori di ogni singolo brand del nostro gruppo. La sfida è Post Card, un marchio, ce ne accorgiamo parlando con agenti, clienti wholesale e amici, che è rimasto nel cuore di tutti e che vorremmo rilanciare in grande stile, rispettandone l'heritage ma proiettandolo nel futuro». © RIPRODUZIONE RISERVATA
Fatturato atteso per il 2012 Del gruppo fanno parte anche Post Card, GeoSpirit e Aiguille Noire |
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