«Calo a due cifre per gli spot»
di Daniele Lepido del 5 luglio 2012

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MILANO
Tutti aggrappati al secondo semestre. E non potrebbe essere altrimenti visto che l'alternativa è «una chiusura d'anno con il segno meno e soprattutto a doppia cifra». Il mondo della pubblicità si lecca le ferite dopo una prima parte del 2012 disastrosa e guarda con speranza (minima) alla parte finale dell'anno. È quanto emerso ieri dal summit sulla comunicazione dell'Upa, l'associazione che raccoglie le imprese che investono in pubblicità.
«Nella migliore delle ipotesi chiuderemo questi dodici mesi con una flessione complessiva del comparto della pubblicità del 7,5%, portando il mercato a quota 8 miliardi di euro – ha spiegato il presidente dell'Upa, Lorenzo Sassoli de Bianchi – crediamo quindi in un recupero, altrimenti si parlerebbe di un tracollo a doppia cifra. E comunque sempre quest'anno andranno persi qualcosa come 600-700 milioni di euro. Pesa comunque la grande discesa dell'alimentare e lo spostamento degli investimenti delle multinazionali dall'Italia ai Paesi emergenti».
L'unico mezzo che continua a correre è il web, che potrebbe chiudere il 2012 con una crescita del 12%, per un business non lontano dal miliardo e quattrocento milioni di euro. Male anche la radio, che perde il 5%, e la "regina" televisione, in discesa dell'8 per cento. I quotidiani subiscono poi un calo dell'11%, i periodici del 13%, le affissioni perdono il 15% e il cinema addirittura il 25 per cento degli spot (si veda la tabella a fianco).
E se è vero che per il mondo dell'advertising «la favola è finita, troppo rigore rischia di intossicare, ragion per cui è necessario puntare sulla crescita», ha continuato il presidente dell'Upa riferendosi alle manovre «pur giuste» del Governo guidato da Mario Monti.
Sassoli de Bianchi è poi tornato a sferzare Viale Mazzini: «La Rai è ancor oggi la maggior industria culturale del Paese – ha sostenuto – un grande patrimonio di competenze ricco di talenti ma per rafforzare il suo ruolo di servizio pubblico è necessaria una riforma che le assicuri un nuovo meccanismo di governance e una piena autonomia, per esempio la si potrebbe conferire a una fondazione».
Parlando invece del diretto concorrente e della flessione di raccolta di Cologno Monzese, Sassoli ha sostenuto che «il calo di Mediaset non è legato al fatto che Berlusconi non sia più al governo, perché anche in precedenza il trend era calante, così come La7 era in crescita, ma tutto dipende dalla tipologia dell'offerta editoriale».
A richiamare l'importanza del digitale è stato poi anche Martin Sorrell, ceo mondiale di Wpp: «Noi investiamo il 19% del nostro budget su internet – ha detto Sorrell – e solo su Google l'anno scorso abbiamo speso 1,6 miliardi del budget, mentre è di 2 miliardi la stima nei primi 5 mesi del 2012. Facebook? È uno strumento di branding più che un mezzo di pubblicità».
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