|
TUTTE PAZZE PER L'ALTA GIOIELLERIA PARIGI. Dal nostro inviato «Non ho mai odiato un uomo a tal punto da restituirgli i gioielli ricevuti in regalo», pare ami ripetere, a quasi 90 anni e dopo nove matrimoni, Zsa Zsa Gabor. Ma quando si parla di gioielli ormai bisogna distinguere: come dimostra la settimana dell'alta moda che si è chiusa ieri a Parigi e che dal 2009 dà alle maison di Place Vendôme (circa 80 le vetrine, quasi tutte insegne del lusso) la possibilità di presentare le collezioni di alta gioielleria e di alta orologeria, decine di pezzi unici con prezzi altrettanto unici. Gioielli e orologi vengono definiti hard luxury e godono di ottima salute all'interno del comparto dell'alto di gamma: secondo Bain&Company nel 2011 il segmento ha raggiunto il 21% del mercato complessivo (pari a 191 miliardi di euro) ed è cresciuto del 19%, molto più degli altri segmenti (abbigliamento, accessori, profumi e cosmetica e art de la table, saliti in media del 10%). Nel caso dell'alta gioielleria si dovrebbe però parlare di über hard luxury (si veda Il Sole 24 ore dell'8 maggio), un "sottosegmento" con regole e aneddoti sorprendenti ma da non sottovalutare, spiega Claudia d'Arpizio di Bain: «Fino a pochi anni l'alta gioielleria, come l'alta moda, era una nicchia, un impegno da non tralasciare per questioni di immagine, magari per essere pronti a esaudire richieste di emiri o sceicchi e per preservare certe capacità artigianali interne. Non è più così: la domanda di pezzi unici e preziosissimi aumenta, sia per quanto riguarda la gioielleria sia per abbigliamento, accessori, persino arredamento. E per le aziende non è più solo questione di immagine, ma di numeri». Esemplare il racconto di ciò che è appena successo a Chanel, che quest'anno ha presentato a Parigi una collezione di 80 pezzi (contro i "normali" 30 circa) per festeggiare l'anniversario della prima collezione disegnata da Mademoiselle Coco, nel 1932. Nella capitale francese, in un planetario allestito ad hoc sotto la Torre Eiffel, mancava però il gioiello più prezioso, una spilla con perla barocca da 79 carati (costo: 4 milioni), partita per la Cina e mai tornata. Conoscendo gli appetiti dei cinesi per il lusso, la maison aveva organizzato a marzo una preview a Pechino, senza mettere in conto che la spilla sarebbe stato subito venduta e che la proprietaria non avrebbe acconsentito ad aspettare luglio per indossare il suo nuovo acquisto. Che ci sia un vero e proprio mercato per l'über hard luxury, piccolo ma di elevatissimo peso specifico, lo conferma la scelta di Versace, che ha presentato a Parigi Atelier Versace Jewelry, anelli preziosissimi da abbinare ai vestiti haute couture. «Per gli orologi continueremo a lavorare con la divisione Vertime di Timex – spiega l'ad Giangiacomo Ferraris – ma per l'alta gioielleria abbiamo scelto un nuovo partner di Dubai: faremo solo pezzi unici realizzati su ordinazione». Chiarissima la strategia di Louis Vuitton, presente nell'alta gioielleria dal 2009 («Anche se il primo gioiello, il Charm bracelet, fu disegnato da Marc Jacobs già nel 2001», ricorda Hamdi Chatti, direttore gioielli e orologi di Vuitton), ma che ora integra verticalmente il segmento. Martedì la maison ha inaugurato il suo primo negozio di gioielleria e orologeria, in Place Vendôme 25, con atelier all'ultimo piano: le pietre danno il meglio di sé se illuminate dalla luce naturale, spiegano i gemmologi. Occasione perfetta per presentare Ame du Voyage III, collezione divisa in cinque temi, con prezzi che raggiungono facilmente il milione di euro (in vetrina, appoggiato su una scultura a forma di lumaca, c'è un anello da 9 milioni con diamante da 30 carati) e grandissima attenzione alla versatilità, con bracciali che si "sdoppiano" per essere indossati sia di sera sia di giorno. Dopo la fugace apparizione parigina, la collezione partirà, come tutte le altre, per altre capitali e continenti, per visioni private riservate a selezionati clienti. Fermento anche nelle vetrine di fronte a Vuitton, quelle di Boucheron, che dal 2000 fa parte del gruppo Ppr e dal settembre 2011 ha un nuovo ceo e presidente, Pierre Bouissou, e una nuova direttrice creativa, Claire Choisne, che ha debuttato proprio con la collezione presentata in questi giorni: «Sembra che oggi tutti vogliano fare alta gioielleria – dicono da Boucheron –. È il momento di ricordare che non è un mestiere che si impari in pochi anni: Frédéric Boucheron aprì la sua prima boutique nel 1858, noi lavoriamo sugli archivi con un occhio alla contemporaneità e a nuove lavorazioni, senza mai tradire le nostre origini. Per questo in settembre, dopo otto anni di assenza, torneremo alla Biennale degli antiquari, con pezzi unici che poi viaggeranno per il mondo». Viaggio nella storia anche per Van Cleef & Arpels (gruppo Richemont), che per presentare la collezione Palais de la chance ha "ricreato" Place Vendôme all'interno del Palais de Tokyo e che si appresta a celebrare decenni di creazioni con una mostra al Musée des arts decoratifs: «L'alta gioielleria è arte allo stato puro – spiega il ceo Stanislas de Quercize –. Chi non può permettersi un quadro di Picasso, può goderselo nei musei. Noi pensiamo sia giusto portare i nostri gioielli a tutti: ecco perché la mostra che si è appena chiusa al Moca di Shanghai ora si trasferirà su internet». © RIPRODUZIONE RISERVATA |
|
|||