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Chantecler scommette sul retail e sull'export Costanza Aprea è appena tornata da Astana, in Kazakhstan, dove ha aperto un negozio del marchio di gioielleria fondato dal padre Salvatore a Capri alla fine degli anni 40. «Sono molto colpita. Anzi, sono molto felicemente colpita: non pensavo di trovare tanto entusiasmo per gioielli che nascono da una cultura così diversa, lontana, da quella del Kazakhstan – racconta Costanza, che oggi guida l'azienda insieme ai fratelli Maria Elena e Gabriele –. Ma forse siamo anche noi italiani ed europei a conoscere ancora troppo poco questi nuovi mercati, dove ci sono grandi disponibilità economiche, ma altrettanta voglia di conoscere, scoprire, entusiasmarsi per ciò che non si conosce ma di cui si percepiscono bellezza, storia, tradizione». In oltre sessant'anni Chantecler di storia ne ha accumulata parecchia. Quanto alla tradizione, tutto nacque proprio da lì: la prima boutique a insegna Chantecler fu aperta a Capri nel 1947 da Pietro Capuano, erede di una famosa famiglia di gioiellieri napoletani, e da Salvatore Aprea, che prese poi in mano il negozio. «L'idea fu da subito quella di creare gioielli diversi da quelli che si potevano trovare nelle grandi città del mondo – sottolinea Costanza –. E iniziò un passaparola d'eccezione: bisogna pensare che la Capri degli anni 50 e 60 era davvero quel paradiso perduto della Dolce vita che oggi ricordiamo solo grazie a foto e film. Dall'isola passavano ogni estate persone come Jackie Kennedy Onassis, Ingrid Bergman, Grace Kelly, Audrey Hepburn, Greta Garbo, Henry Fonda... I gioielli Chantecler colpivano le donne che già avevano chissà quali preziosi perché un occhio esperto vedeva la maestria orafa, oltre che la bellezza delle pietre. E poi c'era il "tocco Capri", fatto di colore, certo, ma anche di forme originali, spesso ispirate alla natura o al mare. Io e miei fratelli abbiamo cercato di mantenere intatto questo spirito, questa originalità e forse è per questo che oggi siamo un piccolo grande marchio della gioielleria artigianale italiana». Dalla boutique di Capri infatti c'è stato un grande sviluppo e negli ultimi 5 anni il fatturato è raddoppiato. Oggi i negozi Chantecler sono 5: Cortina, Milano, Tokyo, Singapore e Astana e dalla fine del 2009 la sede centrale è stata spostata a Milano, anche per seguire i clienti wholesale, cioè le gioiellerie che permettono a Chantecler di essere presente di fatto in tutto il mondo. Nel 2011 il fatturato è stato di 23,4 milioni (+5,14% sul 2010) con un utile netto pari al 2% dei ricavi, in crescita del 103% sull'anno precedente. «Il 2011 è stato un anno difficile, ma siamo soddisfatti e per il 2012 prevediamo di continuare sulla strada di un aumento dei ricavi senza compromettere la redditività – conclude Costanza Aprea –. Essere rimasti un'azienda a guida familiare garantisce a tutti i nostri dipendenti che abbiamo una visione di lungo periodo, vogliamo che Chantecler cresca in modo sano, sostenibile. Abbiamo investito moltissimo nella relazione con i clienti wholesale, che consideriamo nostri partner, li supportiamo nel marketing e nella comunicazione. L'iniziativa che ha avuto e sta avendo il maggior successo è l'organizzazione di piccole mostre-eventi all'interno dei negozi che per alcuni giorni illustrano la storia di Chantecler, ma anche quella di Capri, delle sue tradizioni, magari persino musicali e culinarie. Al centro di tutto ci sono gioielli ma dietro e intorno alle collezioni Chantecler c'è quello che noi chiamiamo "puro spirito Capri". E che vogliamo raccontare al mondo». © RIPRODUZIONE RISERVATA |
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