Vuitton cresce con l'arte
di Giulia Crivelli del 12 luglio 2012

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NEW YORK. Dal nostro inviato
Le pareti del negozio Louis Vuitton di Fifth Avenue, con vista Central Park, sono coperte di pois bianchi di ogni dimensione. Al centro delle vetrine non ci sono borse o scarpe o vestiti, ma coloratissime sculture. Una ventina di isolati a nord, l'atrio del Whitney - uno dei musei più visitati di Manhattan, con i suoi 13mila ingressi giornalieri - è arredato con grandi sfere e palloni rossi a pois bianchi. Un percorso sospeso nell'aria di New York, un omaggio all'artista giapponese Yayoi Kusama: oggi si apre la sua prima retrospettiva americana e da ieri, nei 455 negozi Vuitton sparsi per il mondo (tutti di proprietà e a gestione diretta, un lusso che nessun altro marchio della moda può permettersi), si può acquistare la mini collezione di abbigliamento e accessori "by Kusama" fortemente voluta da Marc Jacobs, direttore creativo della maison francese dal 1997 e grande appassionato di arte contemporanea. In ottobre, in tempo per soddisfare gli appetiti natalizi, ci sarà una seconda «onda» (la parola usata in casa Vuitton è proprio questa) di prodotti. Vuitton e Jacobs non sono nuovi a collaborazioni con singoli artisti, musei, gallerie, ma questa volta l'omaggio - e forse l'intesa che si è creata tra lo stilista e Kusama - ha qualcosa di particolare, come hanno spiegato Jacobs e Yves Carcelle, presidente e ceo Louis Vuitton.
«Ho incontrato Yayoi Kusama per la prima volta nel 2006, in occasione di un viaggio in Giappone», racconta Jacobs. Lo stilista è nato nel 1963 a New York, era un bambino negli anni in cui Kusama abitò a Manhattan, dal 1958 al 1973, ma ha un profondo legame con il Paese asiatico, forse anche perché fu un colosso giapponese, la Onward Kashiyama, a finanziare la sua prima collezione, nel 1986, e a dare il via a una carriera velocissima, che lo ha reso in pochissimi anni il più importante stilista americano della sua generazione. «In ognuna delle tele e delle installazioni di Yayoi Kusama c'è una sorta di ossessione certosina e in ogni creazione c'è un mondo che non finisce mai. Credo sia per questo che la ammiro e la amo, che mi emoziono di fronte al personaggio e alle sue opere».
L'impegno di Vuitton deve essere cospicuo: «Allestire una mostra come questa, con opere e installazioni, spesso fragili, provenienti da musei e collezioni private di tutto il mondo, costa molto - ha confermato all'inaugurazione il direttore del Whitney, Adam Weinberg - e per questo ringraziamo Vuitton, che ha reso possibile questa retrospettiva e quella di Londra».
«Le collaborazioni con gli artisti non sono operazioni commerciali – ha sottolineato Carcelle -. Affrontiamo queste avventure creative perché ci arricchiscono in tanti altri modi, aprendo le nostre menti a mondi diversi. E ci piace molto l'idea di usare i negozi, il nostro nome e la nostra tradizione per avvicinare più persone possibile all'arte contemporanea».
A Vuitton, punta di diamante di Lvmh, il più grande gruppo del lusso al mondo, le risorse non mancano: i risultati del primo semestre verranno annunciati il 26 luglio, ma Carcelle conferma l'ottimo andamento registrato nei primi tre mesi dell'anno, quando la divisione "Fashion and leather goods" del gruppo, trainata dal marchio Vuitton, è cresciuta del 12% a 2,374 miliardi di euro (6,582 invece i ricavi complessivi di Lvmh nel primo trimestre, in aumento del 14% rispetto allo stesso periodo del 2011).
La capsule collection disegnata da Kusama è fatta di scarpe (tutte made in Italy), costumi da bagno, abiti in seta, maglieria e borse. C'è anche un trench in plastica, che permette a chi lo indossa di apparire come se fosse stato dipinto a mano, pieno di pois: è uno dei pezzi preferiti da Marc Jacobs, che è in partenza per Shanghai, dove tra una settimana si terrà una sfilata-evento del prêt-à-porter Vuitton per il prossimo autunno-inverno. Molti collezionisti avranno già messo gli occhi sulla capsule collection: due anni fa un'opera dell'artista giapponese è stata battuta all'asta da Christie's per quasi sei milioni di dollari, facendo di Kusama una delle più quotate artiste donne viventi.
Yayoi Kusama non è solo una visionaria (nel 1968 organizzò una performance intitolata "matrimonio omosessuale"), ma costringe anche a riflettere sul significato di "normalità": affetta fin dall'infanzia da disturbi della percezione e da gravissime forme di nevrosi, nel 1977 si è fatta ricoverare in un ospedale psichiatrico, da cui esce ogni mattina per andare a lavorare nel suo studio. A New York, circondata da giornalisti e ammiratori, ha di fatto ignorato ogni domanda e aggirato ogni risposta, ribadendo l'unico concetto che le stia veramente a cuore: «La Terra è solo un piccolo pois nell'universo».
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Tutti di proprietà a gestione diretta, caso unico nel mondo della moda

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Negozi Vuitton nel mondo