Cucinelli cresce con l'export
di Giulia Crivelli del 20 luglio 2012

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Il dato sui ricavi semestrali, arrivati a 135,8 milioni con una crescita del 16,1% sui primi sei mesi del 2011, sarebbe già motivo di grande ottimismo per Brunello Cucinelli, l'azienda umbra specializzata in abbigliamento e accessori in cashmere, quotata a Piazza Affari dal 27 aprile. Se analizzati per area geografica, i dati sono ancora più interessanti: in Europa, oggi il mercato principale dell'azienda, il fatturato è aumentato "solo" del 17%, in Nord America si passa a un +23%, per arrivare al +52% della Greater China, che per ora assorbe il 5% delle vendite di Cucinelli e ha quindi un enorme potenziale. Nel complesso, l'export è aumentato di cinque punti percentuale, passando dal 68 al 73%. Il cda di ieri ha esaminato i ricavi premilinari e sarà il prossimo cda, previsto per il 28 agosto, ad approvare la relazione semestrale, completa dei dati sulla redditività. Ma Brunello Cucinelli, amministratore delegato dell'azienda, è ottimista anche su questo fronte: «Siamo particolarmente contenti: anche in base alla qualità delle vendite possiamo immaginare un semestre di redditività molto interessante. Ci pare che vi sia molta attenzione a livello mondiale a questo modo di vestirsi sportivo chic, a questo lusso italiano ben fatto. Abbiamo sempre investito in qualità e creatività, senza cercare scorciatoie per il successo. La crisi iniziata nel 2008 ha cambiato il mondo, ma chi non ha tradito sé stesso ne uscirà rafforzato. Parlo delle aziende ma anche delle persone».
Nel primo trimestre l'ebitda era stato di 12,9 milioni (+27,6% rispetto ai circa 10 milioni dei primi tre mesi 2011, con un'incidenza sui ricavi netti del 16,6%), mentre il risultato netto era passato da 5,3 milioni a 7,2, in crescita del 36% e pari al 9,2% dei ricavi netti.
Il momento difficile dell'Italia si riflette inevitabilmente sulle vendite di Cucinelli: i ricavi del semestre sono calati del 3%, un dato tutto sommato prevedibile, vista la crisi dei consumi che nel nostro Paese ha coinvolto anche un settore aciclico come il lusso. Ma sul futuro dell'Italia Cucinelli resta ottimista: «Il nostro successo e quello di altre aziende della moda e del lusso parte dalla qualità di quello che riusciamo a offrire, da cui tutti gli stranieri restano affascinati. In giugno, durante il Pitti di Firenze, abbiamo incontrato tanti buyer americani e asiatici, oltre agli storici clienti e partner italiani. La crisi ha spinto tutti a riflettere su ciò che si fa e si compra, su come si lavora. Forse questa crisi ci aiuterà a ridare valore e peso specifico a tutte le nostre scelte. Ci spingerà a usare meglio la testa, certo, ma anche il cuore».
Chi ascolti per la prima volta l'imprenditore potrebbe pensare a un uomo incline a facili voli pindarici. Non è così: ha fortissimamente voluto e preparato con estrema cura la quotazione, nonostante l'acuirsi della crisi economica globale (Cucinelli resta l'unica matricola del 2012). Il suo segreto – e quello dell'azienda che ha fondato nel 1978 – è coniugare una visione di lungo termine (creare un marchio di lusso sportivo e lifestyle) con obiettivi molti concreti, come l'investimento nel retail: oggi Cucinelli ha 70 negozi monomarca (diretti e in franchising), 15 in più rispetto al giugno 2011 e – ha confermato ieri l'imprenditore – la rete continuerà a crescere, seguendo una strategia che si è rivelata vincente per molti altri marchi del lusso. I risultati semestrali sono stati diffusi a mercati chiusi e il titolo ha concluso la giornata in parità a 10,93 euro (+41% rispetto al prezzo dell'Ipo).
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