"Così ci siamo inventati un'impresa"
 del 13 ottobre 2010

Condividi su: Facebook Twitter | vota su OKNOtizie | Stampa l'articolo Invia l'articolo | Diminuisci Ingrandisci

Quando è partito per la Polonia, nel 1996, il vicentino Marco Giacomelli non pensava certo che ci sarebbe rimasto tutta la vita. L'idea con cui era salito su un aereo diretto a Varsavia era quella di aprire un punto vendita del marchio "Calzedonia" e poi tornare in Veneto. «Invece nel giro di pochi anni i negozi che ho inaugurato con mio fratello hanno cominciato a crescere: dopo il primo, nel maggiore centro commerciale di Varsavia, altri due, poi quattro, poi dieci, venti e infine 43, sparsi nelle principali città, dalla capitale a Danzica, da Cracovia a Poznan».


Una rete estera, creata in poco più di dieci anni e gestita direttamente dai due fratelli, per il franchising di intimo più famoso d'Italia. «Il nostro era un network di negozi "Intimissimi" e "Calzedonia" con cui abbiamo aggredito il mercato usando una formula nuova e di successo - prosegue Giacomelli - Abbiamo scommesso non solamente sul brand, che in tanti stavano cominciando a conoscere in Italia, ma anche sul mercato dell'Est Europa, rispetto al quale siamo stati dei veri e propri pionieri. E la nostra scelta è stata premiata».


Quarantatrè punti vendita, un fatturato annuo superiore ai dieci milioni di euro e quasi trecento impiegati sono i numeri del successo di Giacomelli, ex consulente aziendale con una laurea in economia in tasca. «A quel punto e con quei risultati - conclude l'imprenditore - ho deciso di vendere l'intera rete. Così nel febbraio del 2008 è stato proprio il gruppo Calzedonia a farsi avanti e rilevare le nostre attività».

Ma se quella di Giacomelli è un'esperienza da grande franchisee, la maggioranza degli affiliati gestisce uno, al massimo due punti vendita nella provincia italiana. È il caso di Valentina Teresi, 37enne ex responsabile del marketing strategico di una multinazionale statunitense, che insieme con il marito ha deciso di cambiare vita e diventare imprenditrice a Voghera, a due passi da Pavia: «Dopo sette anni di lavoro dipendente - racconta - ho deciso di aprire un franchising. Prima abbiamo esplorato il mercato alla ricerca del segmento migliore nel quale inserirci, poi dopo aver scartato il settore dei viaggi e del turismo abbiamo scelto di focalizzarci sul servizio alle persone e alle aziende con "Mail, Boxes, etc"».

Spedizioni, imballaggi, consulenze, ma anche grafica e stampa le attività principali del gruppo e del punto vendita, che hanno premiato la giovane neo imprenditrice: «Lo scorso anno, che è stato quello peggiore per la crisi, sono crollate le richieste per il trasporto delle merci che effettuavamo per conto delle aziende - prosegue la Teresi - Contestualmente però abbiamo attivato un servizio di stampa di brochure, volantini e manifesti che ci ha fatto aumentare il fatturato del 20% rispetto all'anno precedente».


Risultati positivi registrati anche in Emilia Romagna da Sergio Comito Viola, titolare di quattro ristoranti "Rossopomodoro". Napoletano, un passato da dirigente della Barilla e un presente diviso tra imprenditorialità e lavoro dipendente, Comito Viola lo scorso anno ha voltato pagina: «Mai avrei pensato di occuparmi direttamente di ristorazione - spiega di ritorno da Malta, dove ha stretto accordi per un nuovo punto vendita -. Ho conosciuto "Rossopomodoro" come cliente e solo molti anni dopo come franchisee: oggi nei miei ristoranti a Parma, Reggio, Casalecchio e Pavia fatturiamo 1,2 milioni di euro all'anno e diamo lavoro a 60 persone».


Dipendenti che sono stati selezionati, formati e seguiti passo passo sia dal franchisor sia dall'affiliato: «Il punto di forza del nostro brand - conclude Comito Viola - è l'eccellenza del prodotto napoletano. L'abbiamo portato in Emilia e in Lombardia e abbiamo avuto ottimi riscontri: così buoni che nei prossimi mesi apriremo altri due o tre punti vendita».